Trekking su Sciliar e Catinaccio

Il trekking di cui Vi parlo in questa pagina si è svolto nell'agosto del 2005 toccando alcuni dei più interessanti sentieri del gruppo dello Sciliar e del Catinaccio, mi entusiasmò forse perchè era la prima volta che affrontavo un percorso di una certa intensità in quella zona delle Dolomiti, forse perchè sia lo Sciliar che il Catinaccio, anche conosciuto come Rosengarten (giardino delle rose) sono ricchi di leggende suggestive, ma di queste Vi parlerò più avanti ....

Durante il viaggio in Islanda di alcuni anni prima ebbi la fortuna di avere per compagni persone ricche di interessi e di conoscenze, tra cui Loris, Federica e Fausto che amano la montagna e che conoscono le Dolomiti molto bene, con i loro racconti mi fecero nascere la passione per l'escursionismo e quindi nella primavera del 2005 organizzammo un summit in Toscana per stare un poco insieme e per farmi dare qualche idea in proposito, in questo modo iniziò la pianificazione di un trekking di 6/7 giorni da rifugio a rifugio.


mappa tires

Penso che la pianificazione di una escursione, soprattutto se di più giorni, sia una delle cose fondamentali, acquisire cartine, valutare l'impegno e la lunghezza dei vari percorsi, valutarne la difficoltà a seconda delle proprie capacità, per questo i consigli dati dati dagli amici furono molto importanti, qui il collegamento alla mappa completa delle Dolomiti WebMapp di Marco Barbieri che può essere perciò molto utile.

Il trekking inizia da Tires (1000 mslm), un piccolo paese in provincia di Bolzano a cui Manuela ed io eravamo giunti in autobus avendo lasciato l'auto nei pressi dell'ultima tappa e la nostra meta era il Rifugio Monte Cavone, 700 metri più in alto.


contadinoSul facile sentiero no.4 inizia una costante salita in direzione nord-ovest e quindi verso la metà piega verso nord-est, non è affatto impegnativa ma il panorama attorno ed il lavoro dei contadini nei campi mi fà spesso fermare e quindi impieghiamo circa 3 ore per arrivare al rifugio, la fretta non rientra nel nostro vocabolario almeno per oggi. Il rifugio Monte Cavone a gestione privata da 3 generazioni è molto accogliente ed offre un menù veramente genuino con verdure prodotte sul luogo, anche il pane in diverse varianti viene fatto dal gestore, facilmente raggiungibile è spesso meta delle famiglie per delle ottime merende! è anche molto interessante seguire il padre del gestore durante il suo hobby : scolpire il legno per realizzare maschere o gnomi.cavone


Temporale nella notte: quando sai che il giorno dopo devi camminare ascolti i tuoni e la pioggia sperando veramente che smetta, ed infatti il mattino successivo il cielo è sgombro, meno male ! e così lasciamo il rifugio per riprendere il nostro percorso sui sentieri 4a-7 e 3 verso nord per raggiungere il Rifugio Bolzano. Il sentiero aggira la "Croda del Maglio" e scende a quota 1413 dove incrocia il Rio Sciliar che proviene da est.
Il torrente scorrendo in alcune gole è stato attrezzato con assi di legno che lo ricoprono, ma questo non per facilitare i trekkers di oggi bensi è stato realizzato nel corso dei secoli per poter portare le mucche verso gli alpeggi in montagna nel periodo estivo, si tratta di un'opera ammirevole anche per le rifiniture dei ponti e dei passamano, oppure da maschere scolpite nelle travi che sorregono il tutto. Risaliamo il torrente verso est sino a circa 2000 metri di quota, qui lo abbandoniamo e la salita diventa più impegnativa, ma con una sosta presso una malga dove non può mancare un superbicchiere di latte appena munto riprendiamo vigore e raggiungiamo il Bolzano appena in tempo per un bel piatto di spaghetti !

Il rifugio Bolzano, costruito nel 1885, ha l'aspetto e le dimensioni di Rifugio Bolzano un castello, all'interno, molto ben rifinito ed arredato con oggetti antichi, la sala da pranzo ha delle enormi vetrate che al tramonto offrono un panorama mozzafiato sul massiccio del Catinaccio . Consiglio a chi fosse intenzionato a trascorrervi una notte, di prenotare per tempo, perchè anche se offre 120 posti letto ( ! ) è quasi sempre al completo. Rif.Bolzano

Siamo al terzo giorno del nostro trekking che sarà caratterizzato da un sentiero quasi tutto in discesa (mappa), e così sul sentiero no. 3-4 fiancheggiamo la "Cima di Terra Rossa", questa prima parte molto panoramica è caratterizzata da un terreno di colore rosso, appunto come il nome della cima , poco dopo la cima abbiamo incontrato un sentiero che ci avrebbe condotto al rifugio nella maniera più breve, ma poichè la carta lo contrassegnava con delle crocette, che indicano una via attrezzata e non essendo molto esperti abbiamo preferito continuare sino all'Alpe di Tires ed omonimo rifugio e qui fare una breve sosta. Dall'alpe abbiamo proseguito sul 3a in forte discesa, caratterizzata da fiori di tanti tipi diversi, sino al rifugio Bergamo, praticamente collocato in una gola.
Quando siamo entrati nel rifugio sembrava di essere in un pub, anche questo tutto in legno, con i bicchieri da birra appesi sopra il banco, molto più piccolo del Bolzano(40 posti letto), comunque molto accogliente.foto

tramontoDopo esserci sistemati in camera e fatto una doccia siamo scesi per la cena, ed ho chiesto ad una altra coppia se potevamo sederci con loro, già dall'abbigliamento sembravano dei veri alpinisti! ed in effetti era proprio così, trentini doc, Mariano e Sonia, frequentavano le montagne sin da piccoli. Mentre cenavamo io ne ho approfittato per stendere un asciugamano sulla stufa per asciugarlo così quando Mariano mi ha detto che forse era una buona occasione per un tramonto mozzafiato non gli ho dato fiducia preferendo controllare che non si bruciasse il prezioso asciugamano ... è vero che continuando a frequentare quelle montagne magari mi potrà capitare di nuovo, però quella sera persi l'occasione ed ancora oggi mi mordo le mani, vedi le foto .... gentilmente passatemi da Mariano !tramonto

Tornando al discorso iniziale delle leggende: credo che molte siano nate davanti ad una stufa od un focolare nelle serate invernali, quando ancora la tv non esisteva ed il paesaggio circostante dava lo spunto per racconti che attirassero l'attenzione dei bimbi e dei grandi, in questi posti lo scenario è perfetto ed i colori dei tramonti come quello di cui Vi ho parlato prima sicuramente avranno ispirato la leggenda del Re Laurino.

La quarta tappa ed anche le successive sono in compagnia di Mariano & Sonia, durante la cena ci siamo conosciuti meglio ed anche loro faranno il nostro stesso percorso (forse una tappa in meno) la serata è stata piacevole e così abbiamo deciso che avremmo proseguito insieme.
Di buona mattina risaliamo il canalone che ci aveva portati al rifugio sul sentiero 3a e quindi il 554 sino al Passo Principe con l'omonimo rifugio che a quel tempo era chiuso per ristrutturazione. Siamo in un'ambiente brullo di roccia che si sgretola, silenzio assoluto interrotto soltanto dal movimento di una famiglia di camosci, la nebbia che ci avvolge rende il tutto molto suggestivo, giunti al passo, dopo un dislivello di 500 metri, Mariano affronta la ferrata per salire in vetta all' Antermoia (sentiero 585), mentre Sonia, Manuela ed io proseguiamo invece in discesa sul sentiero 584, per ricongiungerci tutti dopo aver aggirato la vetta.antermoia


antermoia

 

 

Dinanzi a noi soltanto qualche centinaio di metri il verde lago cristallino e quindi il Rifugio d'Antermoia che ci aspetta con un altro tramonto "dolo-mitico".lago

Il 5° giorno lasciamo il rifugio con un bel tappone per le nostre gambe e quindi iniziamo il percorso sul sentiero 583 che però lasciamo quando giungiamo al Passo di Lausa per fare una disgressione e raggiungere la Cima omonima in compagnia di due camosci, in effetti ne vale la pena, siamo circa a 2900 metri e la vista può spaziare a 360°, dobbiamo comunque tornare sul nostro sentiero perchè il "tappone" è lungo.Cima di Lausa

 

 

 


scalette

Scesi nuovamente al Passo di Lausa proseguiamo quindi in direzione sud ed entriamo nella zona di Larsech, il cammino è facile ma non incontriamo altri trekkers ciò ci permette di ammirare ripetuti gruppi di camosci che mangiano tranquillamente, giungiamo infine al Passo delle Scalette dove ci sarebbe la possibilità di deviare verso ovest per raggiungere il rifugio Vajolet, tra l'altro, Mariano, che conosce la zona, ci dice che si tratta di una zona ancor più selvaggia e che varrebbe la pena di attraversare ma per ragioni logistiche continuiamo sul sentiero attrezzato delle Scalette rassicurati dalla presenza dei nostri amici, in effetti la discesa su rocce è aiutata da un cavetto metallico ma non presenta esposizione o tratti particolarmente impegnativi. Terminata la discesa il sentiero si allarga e diventa facile, siamo circa a quota 2000, l'ambiente attorno a noi non è più di sola roccia, ma ricco di abeti, larici e pino mugo di cui appreziamo il profumo. In breve giungiamo al rifugio Stella Alpina dove facciamo la sosta pranzo e dove ci separiamo dai nostri amici.Dirupi di Larsech




Di nuovo da soli io e la Manu giungiamo al Vajolet nel primo pomeriggio, il rifugio è stracolmo ! sia per la facilità con cui si può raggiungere sia per il fatto delle famose Torri meta di tantissimi alpinisti; non siamo ancora stanchi ed allora lasciati gli zaini decidiamo di salire il canalone (sent. 542s) che ci porta prima al Rifugio Re Alberto e quindi ancora più in alto al Rifugio Passo Santner; se nel primo pomeriggio il percorso dal Vajolet a qui era affollatissimo, man mano che passano le ore, restano soltanto qualche alpinista sulle pareti e pochi escursionisti, allora queste gole, questi anfiteatri rendono l'idea del silenzio, man mano che il sole cala le pareti si tingono di arancio e lo spettacolo della dolomia si ripete.... Se dovessi consigliare un rifugio in questa zona non avrei dubbi : il piccolo Rifugio Passo Santner che può ospitare pochissime persone ma che nel silenzio della sera può offrire panorami stupendi!torri del vajolet

Siamo ormai al 6° giorno di trekking ed il nostro obiettivo per oggi è il Rifugio Fronza che potremmo raggiungere tramite la ferrata Santner ma che ancora non era alla nostra portata, percorriamo quindi i sentieri 541 e 550, scendiamo ancora di quota ed il percorso si arricchisce di fiori, qualche marmotta ci tiene d'occhio così pure un bell'esemplare di camoscio.fronza

nuvole

Anche il rifugio Fronza è facilmente raggiungibile e collegato anche da un impianto di risalita, potrei dire che si tratta di un albergo in montagna visto i comfort che può offrire, la mattina del 7 giorno lo lasciamo su un facile stradello, che ci conduce alla fermata degli autobus che ci condurrà di nuovo a Tires, scendendo entriamo letteralmente nelle nuvole mentre in alto sbucano le vette delle montagne.


Se programmate un trekking in questa zona Vi consiglio la guida "Catinaccio" di Mariano Bianchini e Mario Corradini - edizioni Panorama

 

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