Dopo più di venti anni scrivo il racconto della nostra prima salita al Rifugio Capanna Regina Margherita sul Monte Rosa, il rifugio più alto d'Europa a quota 4.554 metri, ancora non avevo un gps per cui vi lascio al racconto con una mappa topografica e un po' di foto, buona lettura ...
Mercoledì - 17 Agosto 2005: Partiamo da Villadossola alle 12,00 ed arriviamo ad Alagna alle 13,40 dove incontriamo il resto del gruppo: Elbano e Giorgio di La Spezia, Angelo di Arona, Thomas e Carmen di Stuttgart e Marco la nostra guida alpina, facciamo uno spuntino e alle 15,00 prendiamo gli impianti che ci portano a Punta Indren a quota 3.260 metri.
Speriamo di essere all'altezza e di non aver problemi di quota, la scorsa settimana la Manu ed io siamo stati sulle Dolomiti ed abbiamo fatto un trekking intenso di alcune giorni che sicuramente ci ha dato un buon allenamento ma le quote raggiunte erano inferiori… i nostri compagni sembrano tosti !
A Punta Indren iniziamo a salire su pietraia per raggiungere il Rifugio Gniffetti a quota 3.611 metri che sarà la nostra tappa odierna, Elbano, Giorgio e Angelo hanno proprio un bel passo !
Superato il rifugio Mantova sulla nosra sinistra, un cartello indica di cambiare sentiero infatti è stata tolta parte di una scaletta metallica che permetteva di salire facilmente al Gnifetti, ma Marco dice di fare un poco di alpinismo, per cui si porta alla base della scaletta, si assicura al primo gradino e quindi recupera con un altra corda Giorgio, Angelo ed Elbano, un poco di brivido quando la Manu scivola, comunque è trattenuta da Marco, tutti salgono con la scaletta e in breve sono al rifugio.
Thomas, Carmen, Marco ed io facciamo un percorso un poco più lungo ma più semplice e arriviamo contemporaneamente alla meta dove incontriamo Fabrizio, la seconda guida di domani.
Prima di cena facciamo una breve riunione: saremo due cordate, Marco porterà Elbano, Angelo e Giorgio mentre Fabrizio con Thomas, Carmen la Manu ed io, scapoli “che volano” contro ammogliati “un poco più lenti”, inoltre ci suggeriscono di lasciare tutto quanto non indispensabile, ma sicuramente prima di partire di riempire le borracce con thè caldo (consiglio che si rivelerà utilissimo) che insieme a 7/8 barrette, occhiali da sole, crema solare, guanti (due paia) cappello di lana dovranno essere indossati o dentro lo zaino, infine di non fare una cena pesante.
Dopo cena la Manu ed io passiamo un po' di tempo a guardare il panorama, più tardi il cielo puntinato di stelle e alle 21,30 a nanna, – Elbano accusa un po' di mal di testa.![]()
Giovedì – 18 Agosto 2005: Dopo aver trascorso le poche ore in parte dormendo, in parte pensando a quanto ci aspetta alle 04,00 ci alziamo, facciamo colazione, poi, indossati gli imbraghi, calzati scarponi e ramponi le guide ci legano in cordata e ci fanno le ultime raccomandazioni, quindi alle 05,30 partiamo con le frontali in testa. Alcune cordate ci precedono e si vedono le scie luminose che avanzano, così inizia la giornata: lentamente per scaldare i muscoli, i pensieri vanno al percorso da fare, sul fatto di farcela o meno.
Dopo circa un'ora una prima sosta che tutti aspettavamo, davanti tanta salita da fare, Fabrizio ci dice che tra poco ci sarà un falsopiano, meno male ! Intanto il gruppo degli scapoli lo abbiamo lasciato alle spalle, la luna ci dà abbastanza luce per cui mettiamo via le frontali, la Manu ha un momento di crisi ma una barretta ed un po' di thè caldo le sono di grande aiuto.
Finalmente il falsopiano, distante sulla sinistra il Cervino e la lunga cresta del Lyskamm, in alto sulla destra si intravede il “Regina Margherita”, molte delle scie luminose di qualche ora fa sono spente dietro di noi, Fabrizio con passo lento ma cadenzato si ferma poco e per brevi istanti, adesso è Thomas ad avere un po' di crisi per cui rallentiamo ancora un poco, mi concentro sugli scarponi di Fabrizio davanti a me, che salgono, passo dopo passo, lentamente, ma sempre più in alto …
Un'ultima sosta, il rifugio su Punta Gniffetti sarà circa 100 metri sopra di noi, l'ultimo tratto molto ripido, poi circa dieci metri in piano e ci siamo, l'edificio è ancorato sulla cresta, ad est il vuoto assoluto, ad ovest il ghiacciaio ed il percorso da cui siamo saliti.
Qualche foto, poi ci sleghiamo, ci togliamo i ramponi ed entriamo, la Manu deve levarsi velocemente anche gli scarponi perchè ha dolori ai piedi per il freddo, l'aiuto a massaggiarli e poi prendiamo un thè caldo, qualche cartolina con il timbro del CAI per ricordo e scatto qualche foto all'interno, molto suggestivo, ma abbastanza affollato, tra l'altro noto diversi alpinisti seduti ai tavoli che stanno accusando problemi quasi di sicuro per la quota.
Oltre ad essere rifugio per gli alpinisti ospita anche scienziati che studiano gli effetti della quota sul corpo umano ed è anche la più alta stazione meteorologica d'Europa.
Siamo arrivati alle 09,00 impiegando esattamente 3,30 dalla partenza, Fabrizio ci dice che non pensava fossimo così veloci, anche gli altri sopraggiungono poco dopo.
Per me e la Manu l'emozione di avercela fatta è grande, il primo 4000 !
Dopo una mezz'ora circa calziamo di nuovo i ramponi, ci leghiamo ed iniziamo la discesa che ci permette di godere meglio del panorama in quanto non soffriamo la fatica come prima, incontriamo numerose cordate che stanno ancora salendo. Quando siamo a circa 100/150 metri dal Rifugio Gniffetti una nuvola bassa ci copre la visibilità riducendola a non più di 7/8 metri, la guida anche in queste condizioni non ha problemi a individuare il percorso tra i seracchi, ma se fossimo stati soli io e la Manu credo proprio che non sarebbe stato facile.
Giunti al “Gniffetti”, togliamo definitivamente i ramponi, una breve sosta per bere ancora qualcosa di caldo, e proseguiamo sul ghiacciaio sino agli impianti, poi a giù a valle dove salutiamo tutti e ringraziamo le guide per la loro professionalità e disponibiità.![]()
Note: bellissima esperienza che suggerisco di fare con l'aiuto di una guida alpina o con persone che abbiamo una grande conoscenza della montagna di alta quota.