Trekking sul Monte Rosa

Il percorso, che inizia in Val d’Aosta, ai piedi del Monte Rosa, ci porterà in Piemonte sino al rifugio più alto d'Europa, la Capanna Regina Margherita a quota 4554 metri, i primi giorni serviranno per acclimatarci e man mano che saliremo resteremo attoniti dallo scricchiolio e dagli schianti prodotti dai ghiacciai Verra, Felik e del Lys, ci sembrerà di poter toccare la vetta del Castore e del Polluce, pian piano perderemo i fiori, i prati gli animali per entrare nel bianco mondo dei ghiacci, ma veniamo al percorso...(gps) ed alla mappa topografica.

Giunti da sud nella piazzetta del piccolo borgo di Saint Jacques,a circa 1700 mslm, subito dopo la chiesa sulla destra si trovano i cartelli gialli indicatori del sentiero No.1 per il Rif.Ferraro o per il Rifugio Frachey.Il sentiero entra in salita nel bosco ed in circa 45 minuti arriviamo ai rifugi di cui sopra poco distanti l’uno dall’altro, essi fanno parte di un villaggio Walser (popolazione di origine germanica che emigrò verso queste aree verso il XIII secolo le cui abitazioni hanno i caratteristici basamenti fatti a fungo per evitare che i roditori penetrassero all’interno); il Rifugio G.Ferraro offre una cucina deliziosa ed è spesso meta di turisti-trekker dal palato raffinato ! Passiamo la notte presso il Rifugio Frachey e di buon mattino proseguiamo prima in salita sul sentiero 8b  e dopo in discesa sino ad incontrare sulla sinistra il Torrente di Verra (Pian di Verra inferiore) già da qui il panorama che si apre davanti a noi ci impone una sosta per ammirarlo appieno , attraversato il torrente proseguiamo (sentiero 7) in salita direzione nord, sino al Lago Blù il cui nome rende bene l’idea, si tratta di un piccolo lago alimentato dall’acqua del ghiacciao di Verra soprastante e quindi la bassa temperatura fa risaltare il colore azzurro dell’acqua.

Ci spostiamo adesso inizialmente verso est, quindi si prosegue di nuovo in direzione nord che non abbandoneremo più sino al rifugio Mezzalama, meta della nostra prima tappa. Il sentiero percorre il crinale sinistro orografico del torrente di Verra ed ogni tanto riusciamo a scorgere verso l’alto  le finestre rosse , man mano che saliamo si sentono gli schianti del ghiacciaio subito sopra il rifugio. La vastità e l’imponenza dell’ambiente attorno a noi incutono quasi timore, sicuramente rispetto, e ci fanno pensare al trascorrere del tempo, ai cambiamenti del luogo e alla piccola presenza dell’uomo.verso il mezzalama

 

Finalmente dopo la lunga salita giungiamo al rifugio Ottorino Mezzalama così chiamato in omaggio al Bolognese  che verso gli anni 1920/1930 divenne forse il primo scialpinista ed esploratore delle Alpi, proprio di Bologna è la cooperativa che lo gestisce in maniera accogliente, offrendo un’ottima cucina.


Siamo al secondo giorno del trekking ed iniziamo in discesa sullo stesso sentiero del giorno precedente sino a quota 2550-2520 dove incrociamo una traccia di sentiero che dirige ad est (sempre in discesa) sino a giungere, dopo averattraversato qualche ruscello , il “Pian di Verra Superiore” dove tra i ruderi di una malga è possibile rifornirsi di acqua (quota 2400), si prosegue sempre in direzione est  in netta salita sino a raggiungere il Passo della Bettolina Sup. Il paesaggio è notevole, si può ammirare la valle glaciale, il lago blù in basso, i ghiacciai sopra di noi e non di rado si incontrano, marmotte, camosci e stambecchi.

 

Il sentiero è ben segnato, si possono trovare tracce di neve nella parte precedente il passo della Bettolina, anche nel periodo estivo,  comunque senza dover far uso di ramponi. Giunti al passo si riprende fiato, siamo di nuovo a 3100 metri di quota  e la salita è stata impegnativa,  adesso il sentiero gira verso nord,  perde un poco di pendenza, ci lascia ammirare sulla nostra destra altri piccoli laghetti, quindi continua la salita.


verso il quintino sellaLa parte finale del percorso che ci porta al Rifugio Quintino Sella è la più impegnativa ma anche la più spettacolare, infatti viene aiutata con un passamano che rassicura l’escursionista  (non occorre altro materiale tipo imbragatura o casco), comunque il sentiero su roccia è ben largo.

Siamo finalmente al rifugio, in realtà si tratta di 2 costruzioni, la più antica costruita nel 1885 (nella parte più a nord) e quella più recente del 1991 che ci ospita, da qui, al mattino presto  partono coloro che sono diretti al Castore,  al Lyskam  o alla traversata sino alla Capanna Regina Margherita, il più alto rifugio d’Europa (Punta Gniffetti ). Attualmente sulla spiazzo vicino al rifugio si trovano delle tende che una famosa produttrice testa alle escursioni termiche e l’irradiazione solare, ci sono poi ometti dipietra ad altezza naturale che sembrano figure umane ed il tutto conferisce al luogo un fascino particolare. Quintino Sella

La terza tappa sarà tutta in discesa (non è comunque una passeggiata sono infatti 1600 metri di dislivello)si affronta prima il tratto attrezzato, quindi si prosegue sino al Passo della Bettolina Superiore, ma anzichè scendere in direzione ovest da cui eravamo venuti, si continua verso sud sul sentiero No. 9  in un ambiente lunare animato da qualche stambecco, le rocce verdi sembrano sfaldarsi al nostro passaggio, il silenzio è assoluto ma le stelle alpine riescono ad emergere dalle rocce e la loro vista ci rallegra, è la vita che fiorisce fra le pietre.
Scesi sino a quota 2900, al Passo della Bettolina Inferiore, tralasciamo sulla nostra sinistra il sentiero No.1, e continuiamo sul No.9  sino al Passo di Bettaforca dove giungono anche gli impianti di risalita, qui il sentiero diventa una strada sterrata che con direzione ovest ci conduce prima ai rifugi Ferraro e Frachey e quindi con il sentiero nel bosco sino al villaggio di Saint Jaques.

Dopo questi tre giorni che ci sono stati utili per acclimatarci, siamo d'accordo di incontrarci a Cervinia con una guida alpina per compiere il resto del trekking, ed infatti così facciamo : insieme a Paolo Pettinaroli di Villadossola (VB) trascorreremo i prossimi giorni in assoluta sicurezza e potremo godere appieno delle esperienze che faremo,d'altraparte ad ognuno il suo mestiere !

Lasciata l'auto a Cervinia, raggiungiamo il Plateau Rosa a quota 3450 con l'ausilio di tre funivie,crepaccio da ora in poi si procede in cordata e con i ramponi su un percorso che si svolge interamente su ghiacciaio, in direzione est passiamo sotto il Bretthorn ed iniziamo la salita al Castore(quota 4221)che raggiungiamo in circa 3 ore e mezzo, facendo attenzione ai crepacci che ci ricordano la bocca della balena di Pinocchio pronta ad inghiottirci ! ridiscendiamo dalla vetta proseguendo in direzione est e quindi sud e nel pomeriggio raggiungiamo il Rifugio Quintino Sella. Fondamentale nella parte finale la conoscenza del percorso da parte di Paolo perchè una leggera nebbia ogni tanto ci fà sparire la traccia ....Castore

La notte al rifugio è abbastanza breve perchè una coppia di francesi si sono alzati alle 04,00 e quindi anche noi dopo poco ci alziamo, facciamo colazione, rifornimento di 2 thermos di thè ciascuno e ci prepariamo : frontalino in testa, ramponi, guanti, insomma tutto l'occorrente per una gita in spiaggia.....Sono le 05,30 quando iniziamo a camminare, il bianco/azzurro del ghiacciaio è illuminato dalla Luna e oltre a noi ci sono altri gruppetti che come lucciole avanzano nella semioscurità, verso le 07,30 cominciamo la salita del Naso del Lyskam e quando arriviamo in vetta il Sole ci dà il benvenuto e ci accompagnerà sino alla fine della giornata. Dal Col del Lys (quota 4240) sino alla Capanna Regina Margherita (quota 4554) procediamo in maniera costante con soste di pochi minuti, quanto basta per bere un poco di thè, questo fa si che, insieme all'allenamento, riusciamo ad arrivare alla meta senza problemi, non si è trattato di una passeggiata ma le tempie non martellano e riusciamo tranquillamente a goderci il panorama e mangiare un bel primo visto che sono quasi le 13,00 e la fame non manca.Vetta

 

La Capanna venne inaugurata nel 1893 intitolata alla Regina Margherita per un contribito in denaro per la costruzione, ed attualmenente oltre ad offire 70 posti letto per gli escursinisti, ospita anche scenziati che studiano circa gli effetti dell'alta quota sul fisico umano in quanto si tratta di uno dei più alti laboratori del mondo, serve inoltre come osservatorio fisico-metereologico. Quando, dal balcone si guarda in basso la valle di Macugnaga viene da pensare a quali enormi sforzi siano stati compiuti, anche in relazione alle attrezzature dell'epoca per la realizzazione e per l'ancoraggio al terreno, qui a fianco un filmato del panorama ...

La quota la sentiamo durante la notte, infatti alterniamo ore di sonno ad ore di veglia ed alle 05,00 ci alziamo per l'ultima giornata della discesa a valle, anche se in programma ci sono alcune salite e così alle 06,00 siamo pronti per uscire, all'inizio scendiamo al Colle Gniffetti per salire la cresta del Zumstein (quota massima raggiunta 4564 metri) affrontando anche un breve tratto di rocce. Lo spettacolo dei colori dell'alba è indescrivibile, il cielo vira dall'arancio al blu', sotto di noi verso ovest il Cervino con la sua puntaaguzza, a sud ovest il Monte Bianco ed il Gran Paradiso, facciamo una breve sosta per bere del the' caldo, qualche foto ed iniziamo di nuovo a scendere. zumstein

Ci dirigiamo verso sud in direzione della Punta Parrot che attraversiamo in cresta, davanti la Manu, io la seguo, e Paolo per ultimo ci tiene in sicura, la traccia è esile, in alcuni punti è il caso di dire che mettiamo proprio uno scarpone dietro l'altro (due non ci starebbero!), il vento forte fa gocciolare il naso, ma il tutto è più che affascinante, la traccia davanti a noi cattura la vista anche se talvolta è il blù dei crepacci ad attirare lo sguardo, infine, terminata la discesa ci godiamo un poco di thè ed una barretta.
Quindi ancora avanti verso il Ludwigshoe, dove la neve molto farinosa ci mette a dura prova, la salita è la più breve della giornata, ma quando arrivo in vetta sono a risorse = zero ! Dopo il breve tratto in cresta della cima scendiamo dalla parte est, il pendio è molto ripido e la Manu ed io lo affrontiamo faccia a monte aiutandoci con la piccozza, invece Paolo lo affronta come le scale di casa, non per nulla è una Guida Alpina !

Siamo stanchi e decidiamo di lasciare la salita al Corno Nero e la Piramide Vincent per la prossima volta, quindi puntiamo decisamente verso la discesa verso valle, attraversando prima una zona molto crepacciata poco sopra il Rifugio Gniffetti e quindi giungiamo al bel Rifugio Mantova a quota 3455, dove, tolti i ramponi, facciamo sosta per una meritata fetta di torta, poi attraversata la morena del ghiacciao Indren su sentiero arriviamo al Passo dei Salati (quota 2935) dove prendiamo la funivia per Gressoney.Discesa

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